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Gli effetti della quarantena sull’alimentazione

La situazione eccezionale che stiamo vivendo ci può portare a sperimentare emozioni e vissuti amplificati che possono avere delle ricadute sui nostri comportamenti e anche sulla nostra salute psico-fisica: la noia, la solitudine, la rabbia, l’ansia, possono portarci ad associare al cibo un’importanza eccessiva. E i rischi li conosciamo: aumento del peso e interferenze con la nostra salute. A ciò si aggiunga un movimento ridotto del corpo e la combinazione diviene esplosiva!

Con il cibo noi gestiamo le nostre emozioni. Si parla spesso di “fame nervosa” o di “fame emotiva”: ci sembra che con il cibo possiamo tenere sotto controllo le nostre emozioni negative ed invece il risultato che viene prodotto è esattamente il contrario. Ci sentiamo ancora più male e ci sembra che non possiamo controllarci. La fame nervosa è dovuta a meccanismi psichici, che ci portano a mangiare in modo automatico, compulsivo e mai sano.

Pensiamo a cosa sta accadendo in questo particolare momento storico, in cui un evento avverso e imprevedibile sta modificando le nostre vite.

Abbiamo sperimentato più volte come il nostro umore spesso dipenda dagli altri o dalle cose che accadono attorno a noi. Ciò ci mette in uno stato di incertezza ed imprevedibilità, è come se ci mancasse il controllo sulla nostra vita perché questo dipende da altro. Questo crea stress, ansia e tensione. Aspettare che gli altri risolvano la situazione (o facciano e dicano ciò che desideriamo sentire) per poter modificare i nostri vissuti ci porta a vivere sempre in tensione, nervosismo e cattivo umore. E ciò ha ricadute anche sulle relazioni e i rapporti con le altre persone di cui abbiamo aspettative. E’ così che si tende ad accusare gli altri, ma soprattutto è in questi momenti che cerchiamo dei meccanismi compensatori di controllo: ossia non possiamo controllare gli altri o ciò che succede, ma possiamo mettere in atto comportamenti che ci danno la sensazione di avere il controllo e che ci gratificano. Alcol, stupefacenti, ma molto semplicemente CIBO, soprattutto zuccheri (che producono dopamina che ci dà una sensazione di piacere e appagamento). E così in quel momento ci sentiamo bene e siamo appagati, quasi sicuri, ma è una sensazione solo immediata, ci sembra di aver superato il vuoto e l’insoddisfazione, oppure l’angoscia. In realtà stiamo creando degli altri problemi a noi stessi. Peraltro la sensazione del benessere di quel momento è anche anticipatoria, quindi ci pregustiamo la sensazione positiva che avremo mangiando un bel dolce e non possiamo dunque rinunciarvi. E questo è il rischio delle dipendenze, come irrefrenabili ricerche di piacere.

Cosa possiamo fare allora?

Occorre controllare il nostro comportamento alimentare per modificare ciò che pensiamo del cibo: innanzitutto saper distinguere quando la fame è reale (lo stomaco ci brontola perché sono passate parecchie ore dall’ultimo pasto) oppure no. Quando ci viene il desiderio di mangiare proviamo a porre attenzione alle reali sensazioni del corpo. E’ chiaro che se abbiamo mangiato da poco si tratta del desiderio di una soddisfazione differente, prendiamone coscienza e se ci riusciamo cerchiamo anche di comprenderne il motivo: se non possiamo non soddisfarla, puntiamo su piccoli spuntini possibilmente poco calorici e sani (es. non una merendina, ma un frutto oppure una fetta di dolce fatto in casa o un pezzo di cioccolato) e mangiarli prestandovi attenzione e non distratti da altro, godendoci sapori e odori, altrimenti non ne avremo registrato le sensazioni positive e ne avremo ancora bisogno. Prefiggiamoci che oltre ai 3 pasti principali possiamo effettuare solo 2 spuntini (uno a metà mattina e uno a metà pomeriggio), solo e solo quelli. Se proprio non riusciamo a non gettarci su snack poco salubri, almeno proviamo ad alternarli a cibi più sani, ad es. concediamoceli un paio di volte alla settimana per abituarci a ridurli. In questo modo non ne sentiremo la privazione o vivremo la proibizione. Occorre trasformare la forma di piacere in una sana abitudine che non venga vissuta come privazione o dolore. E poi impariamo a mangiare quei cibi che ci danno maggiore senso di sazietà.

A ciò dobbiamo aggiungere un po' di movimento: ci sono dei fantastici tutorial su internet, non c’è bisogno di fare una fatica esagerata, basta fare del movimento, 30-40 minuti al giorno (oggi il tempo lo abbiamo, nessuna scusa!).

Organizziamo le nostre giornate e teniamoci impegnati: svegliamoci alla stessa ora e non troppo tardi, facciamo delle attività al mattino (es. pulizie, riordino, lavoriamo se possiamo farlo in smart working oppure aggiorniamoci e studiamo), organizziamo il pranzo (sarebbe molto utile fare in anticipo un menu settimanale che ci permetterebbe anche di meglio organizzare la spesa visto che possiamo effettuarla una sola volta alla settimana) e poi dedichiamoci ad un po' di lettura, alla musica e al movimento, una bella doccia o un bagno rilassante, curiamo noi stessi (maschere, scrub, idromassaggio, piega...). Ognuno può dedicarsi alle attività che preferisce, con creatività. Telefoniamo ad amici e parenti che non possiamo incontrare. Alla sera dopo cena laviamoci subito i denti e la nostra pigrizia ci impedirà di mangiare dell’altro.

Non dico che in questo periodo possiamo intraprendere un regime dietetico, forse è una richiesta eccessiva, ma possiamo curarci di noi stessi e avere più consapevolezza delle nostre emozioni, dei nostri vissuti, in tutto ciò che facciamo.

Ricordiamoci che il buonumore ci fa sentire più sereni, carichi e lucidi e ci dà fiducia e coraggio nell’affrontare i problemi, assumendoci la responsabilità di agire.

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Dott.ssa Katia Stoico
P.I. 03668320967

Ordine degli Psicologi della Lombardia n. 6996
Laurea in Psicologia Clinica e di Comunità

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